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Charles Bukowski, Un gran bel picnic

bukowski(Stasera alla librerira Gogol&Company di via Savona, Milano, intorno alle sei/sei e mezza leggerò qualche poesia di Charles Bukowski. Tra queste, quella ricopiata qui di seguito, tratta da Love Is a Dog from Hell 1974-1977, raccolta riproposta in Italia da Guanda con il titolo L’amore è un cane che viene dall’inferno, traduzione di Katia Bagnoli. La traduzione di questa poesia è mia.)

 

mi torna in mente

che mi sono accasato con Jane per sette annni

era un’ubriacona

l’amavo

 

i miei genitori la odiavano

io odiavo i miei genitori

eravamo un bel

gruppo

 

un giorno siamo andati a fare un picnic

insieme

su in collina

e abbiamo giocato a carte e bevuto birra e

mangiato insalata di patate

 

l’hanno trattata come se fosse un essere umano

una buona volta

 

tutti ridevano

io no.

 

più tardi a casa mia

strafatti di whisky

le ho detto:

non mi piacciono

ma è bello che ti abbiano trattata

bene.

 

idiota, ha risposto lei,

non hai capito?

 

capito cosa?

 

continuavano a fissarmi la panza alcolica,

pensano che sono incinta.

 

ah, ho detto, allora brindiamo al nostro

bel bambino.

 

al nostro bel bambino,

ha detto lei.

 

e ce li siamo scolati.

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Psicopatologia da conferenza – IL

UnknownNel 1972, durante una conferenza all’università di Louvain (o Lovanio), in Belgio, il celebre psicoanalista Jacques Lacan venne interrotto all’improvviso da un giovane contestatore. Il ragazzo fece irruzione nell’aula, come un perturbante in carne e ossa, e iniziò a cospargere la scrivania del filosofo di acqua e farina. Mentre lo scapigliato abbozzava uno strambo discorso genericamente contestatario, infarcito di Guy Debord e «nella misura in cui» (più i secondi), Lacan non fece una piega e lo invitò anzi a continuare, proseguendo a fumare incuriosito e chiarendo plasticamente a tutti gli astanti il significato del termine francese “aplomb”. Alla lunga la ribalta annichilì il giovane nichilista il quale a un tratto, annaspando nel vuoto oratorio che s’era guadagnato, si vide costretto a un nuovo coup de théâtre e, passando alle maniere forti, cercò di rovesciare la farina in testa a Lacan. Solo allora, come recitano le didascalie, lo portarono via.

(Continua a leggere sul sito del Sole24Ore.)

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Un reading per piano, voce e shurrouruuruuruuruuruuruurkdiei

images-1Mercoledì 24 luglio, alle ore 18, presso la Fondazione Querini Stampalia (Castello 5252, Venezia) nell’ambito del Venezia Jazz Festival, per una rassegna curata dal grande e infaticabile Stefano Spagnolo, terrò una lettura ispirata al racconto “Dove finisce la strada” (da L’unico scrittore buono è quello morto), reintitolata “Jack Kerouac mi ha rovinato la vita”, rivista e recitata ad hoc (qui si trova l’inizio del racconto).

Insieme a me ci sarà il musicista Davide Zilli, che monkeggerà al pianoforte, mentre io mi accontenterò di suonare una fantomatica shurrouruuruuruuruuruuruurkdiei.

(Oh, martedì 23 ci saranno Roberto Ferrucci & Pietro Tonolo e giovedì 25 Paolo Nori & Carlo Boccadoro: tutta roba buona, come diceva il pusher di Jack.)

L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Seguirà rinfresco e forse addirittura qualche satori.

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Without Ideals or Violence

Giovedì sera (dopodomani), verso le 21,30, all’Arci Biko di via Ettore Ponti 40 (qui a Milano), io e Giuliano Dottori ci immoleremo in un omaggione spericolato a Bob Dylan.

Io leggerò un racconto ispirato alle atmosfere dylaniane e lui interpreterà a modo suo alcune canzoni dylaniane. E, sì, sarà tutto molto dylaniano.

People don’t live or die, people just float.

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