Archivio mensile:maggio 2016

Ciao Eugenio

chi_0Una decina d’anni fa mi venne proposto di partecipare a un pugilato letterario, un format inventato da un ragazzo sveglio per rendere più fruibili faccende barbose come la poesia e la letteratura: due scrittori si confrontano su un tema (un classico o un bestseller, è lo stesso) nell’arco di sei round e il pubblico vota qual è stato a suo giudizio il più convincente. Bordate retoriche e uppercut stilistici su Flaubert, Dan Brown, Pinocchio. La prima volta, ricordo, mi battei con un poeta che mi sembrò non poco stizzito davanti al mio finto rinvenimento di un sonetto inedito di Baudelaire in cui il buon Charles, preveggente, insultava sia me che l’altro pugile.

Mi accorsi che la formula funzionava, ma il quid in più era l’arbitro, un omone dalla voce tonante, vestito in camicia bianca e papillon, come un vero giudice da ring, con tanto di campanella. Si chiamava Eugenio Canton, era di origini friulane, aveva una meravigliosa risata guascona e da allora non so quante volte ci siamo rivisti per incontri di ogni genere, dalla biblioteca di un oscuro paese sardo alla sala strapiena del festival di BookCity, da un confronto senza esclusioni di colpi sul Giovane Holden a un acerrimo match su 50 sfumature di grigio (che io difendevo, con suo grande spasso).

Nel corso di questi dieci anni, abbiamo viaggiato spesso insieme, per eterni percorsi in treno fino a Campobasso e sghembi tragitti notturni a caccia di una biblioteca sperduta chissà dove. Si chiacchierava di libri, di autori, di vita e di tante altre cose. Era un omaccione d’altri tempi, con due occhi vispissimi e una voce tonante che catturava subito l’attenzione e faceva un po’ tremare le fondamenta della biblioteca. Mi presentava sempre con un “alla mia sinistra, dall’invidiabile chioma…”.

Si vedeva che era un attore consumato e mi aveva raccontato senza compiacimento del teatro di strada che aveva fatto negli anni settanta (era apprendistato), così come senza vergogna dei tanti spot girati in seguito (era lavoro). I film, i programmi televisivi, le letture di Dante. Insegnava, soprattutto, in una scuola elementare e non faticavo a immaginare il fascino esercitato sui bambini da un orco tanto dolce e simpatico. Non era solo la colonna del pugilato letterario, come sanno le tantissime persone che hanno assistito agli incontri, ma una persona curiosa e di una delicatezza rarissima (perfino verso la malattia, di cui parlava quasi scusandosi), dotata di un naturale talento per il palco e la recitazione.

Ciao Eugenio, sembra impossibile non sentire più risuonare la tua voce profonda, ma so che in tante sale, in tante biblioteche, e perfino nelle nostre teste vuote dalle invidiabili chiome, ne riecheggerà ancora un po’, a lungo.

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Mosca di sotto – The Towner

1375805461_Moscow Metro(Ho scritto una recensione-retroreportage di Mosca e del suo sottosuolo per The Towner.)

Nonostante fosse estate, del mio breve soggiorno moscovita ricordo soprattutto il buio, il sottofondo, il sottosuolo. Non tanto per imitazione dell’uomo dostoevskijano, il cui mal di fegato non avrei potuto eguagliare, quanto per una necessità sottoponente, una spinta a ritroso, un passo recondito inevitabile per aggirarsi nella capitale russa. In spregio ai romanzi dozzinali o ai film di spionaggio, che di norma ricorrono all’iconografia classica di una città gelida e innevata, avevo scelto quella stagione. In superficie faceva un caldo infernale, visto che agosto esiste anche lì, e non mi fidavo dei taxi informali. Prima della partenza ero stato messo in guardia riguardo alle auto disposte a portarti ovunque: a differenza di New York, dove i taxi non si fermano nemmeno a pagarli, a Mosca basta alzare un braccio e si ferma chiunque. In Italia mi avevano fatto il solito terrorismo: “Non hanno il tassametro”, “Ti portano chissà dove”, “Controlla i reni, quando scendi”. Mi avevano messo fin troppo in guardia contro la pericolosità generale di Mosca e invece tutto mi era parso tranquillo e la cosa più minacciosa, un po’ come nel centro di Milano, sembravano gli Hummer stupidi dai vetri oscurati, tuttavia, per iniziare, avevo scelto di ficcarmi in metropolitana. Fatto una prima volta, non riesci più a smettere. Come nota saggiamente l’autore del libretto che non mi accompagnò purtroppo in quel viaggio e che mi retrotrasporta ora scrivendo (Sparajurij, Viaggiatori nel freddo. Come sopravvivere all’inverno russo con la letteratura, Exorma, pp. 233, € 15,90), è inevitabile avere “l’impressione che la Russia abbia la tendenza a seppellire la propria bellezza e i suoi artefici. È accaduto coi poeti del Secolo d’argento, con l’arte astratta e con la letteratura del samizdat. E accade coi tesori che popolano il sottosuolo dove scorrono trecento chilometri di binari. La metropolitana di Mosca è il ‘Palazzo del Popolo’ – così la chiamano i cittadini – progettato e decorato dai migliori artisti dell’Unione Sovietica. Quarantaquattro delle quasi duecento stazioni sono considerate patrimonio culturale”.

E d’altra parte il tesoro è sempre lì che si trova: sotto terra.

(Continua a leggere su The Towner.)

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Tutto il mondo editoriale ne parla – IL

3244(Mi hanno chiesto di registrare le opinioni intorno al thriller erotico dell’anno e le ho trascritte per IL.)

Su un’arieggiata terrazza, nel corso di una serata qualsiasi, si parla del “libro dell’anno”, ossia di Maestra, di Lisa Hilton, edito Longanesi, traduzione di Giorgio Testa. Un giornalista – come un registratore dimenticato acceso o una booty call – si ritrova ad ascoltare le voci editoriali intorno al romanzo, venduto in 38 paesi del mondo e da poco lanciato in Italia.

Il gruppetto che trama

– L’ho letto e non sapevo bene cosa pensare. Il libro è discreto.
– Ma di che parla?
– Di una ragazza come tante, che lavora in una casa d’aste a Londra e, nonostante la preparazione, viene trattata come una stagista, nonché molestata. È giustamente incazzata. Arranca con i soldi e quindi arrotonda facendo la ballerina da Gstaad.
– Ah, Gstaad. Non è più quella di una volta.
– Infatti è un nightclub.
– Nemmeno i nightclub sono più quelli di una volta. Comunque, dicevi: ha una doppia vita.
– Tripla. Non le dispiacciono le orge. Adora scopare con gli sconosciuti.
– Pure io, per questo sono monogama da trent’anni.
– Vabbè. Quando viene licenziata, parte con un cliente del nightclub, ricco ma grasso, che l’adora e ama chiacchierare con lei senza fare altro. Vanno in Costa Azzurra.
– Ormai è in-vi-vi-bi-le.
– Infatti dopo avergli messo del sonnifero nel bicchiere per tenerlo a bada, il cuore non regge e se lo ritrova schiattato nel letto. Allora gli ruba i soldi e parte per l’Italia. Da lì comincia tutto un intrigo su quadri veri e falsi, speculatori finanziari, oligarchi uzbeki, yacht, Billionaire, sveltine in gommone, riviere di ogni genere, tutta una gigantesca vendetta per essere stata licenziata.
– Cioè, una specie di Mangia Scopa Odia?

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Intervista alla mia testa mozzata – Pixartprinting

testemozze_2-e1462167485809Ho letto un libro che mi ha fatto perdere la testa e così ho deciso di intervistarla. La testa, dico. Ci siamo momentaneamente staccati, separati in casa o in corpore vili.

MARCO Allora, come va?
TESTA DI MARCO Bene. Ho solo uno strano senso di leggerezza.
MARCO Non ti manco?
TESTA DI MARCO Neanche un po’.
MARCO Sei senza cuore.
TESTA DI MARCO Puoi dirlo forte. E non è nemmeno spiacevole.
MARCO Mi sento così ignorante e così innamorato di te.
TESTA DI MARCO Sei tutto cuore, piccolo corpicino sprovveduto.
MARCO Non solo cuore, bada…
TESTA DI MARCO Fermati lì, ti scongiuro. Inoltre lo sai bene che io sono tutto per te. Racconta il biologo evoluzionista Daniel Lieberman che quasi tutte le particelle che entrano nel corpo, per nutrirci o darci informazioni sul mondo, passano attraverso la testa, cioè io, e quasi tutte le attività sono legate a qualcosa che succede lì dentro. Ci sono quattro dei cinque sensi, ciccio.

(Continua a leggere su Pixartprinting.)

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