Della poesia e del dolore

Ma oggi, penso, chi avrebbe più il coraggio di scrivere una lettera così?

Treviso, 12 febbraio [1963]

Cara Elsa,

ti penso sempre, sotto il peso della tua tragica vitalità intellettuale e della poesia, come nei nostri ultimi incontri. Devo sempre ringraziarti di aver potuto vedere nei tuoi occhi, la compiutezza assoluta della poesia e del dolore. E anche di quello mio, dolore; il nulla, massimo nulla possibile, in cui siamo costretti a vivere, pensandolo e contemplandolo.

Sono a Treviso, e un po’ in campagna, a lavorare. Dammi tue notizie, perché non so più nulla di te, all’infuori di una cartolina da Cordova. Sento però che sei sempre grandemente essenziale, come le ultime volte che ci siamo visti. Ed è perché tu lo sei che il nulla appare, nella sua grande ombra dilatante, più oscuro che mai: perché tu voli, di un volo lento e metafisico, senza strida o richiami, e la tua chiarezza e la tua ala mi pare di sentirle sempre che mi fanno compagnia.

Un abbraccio, tuo –

Goffredo Parise

(Da L’amata. Lettere di e a Elsa Morante, A cura di Daniele Morante, Einaudi 2012)

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