Roland/2

Gli amici di Torno giovedì mi hanno chiesto di pubblicare il racconto che ho scritto per la serata a Roland. Comincia così:

Eccomi lì, ubriaco al bancone di un bar: intorno, solo un barista scialbo e un locale che anche lo sgabello avrebbe paragonato a quel quadro di Edward Hopper. Certo, a parte il fatto che non c’era la maliarda vestita di rosso, che non era un diner, che non si chiamava Phillies e che non eravamo in una città americana, non eravamo poi tanto distanti. Baricco avrebbe detto che era come stare in un quadro di Edward Hopper senza stare in un quadro di Edward Hopper. Beato lui, che un po’ di libri li vendeva. Io ero a un punto morto. E tutto per un eccesso di zelo. “Pensa a Hemingway” mi avevano detto al corso di scrittura. “Scrivi solo di ciò che conosci.”

(Continua a leggere su Torno giovedì.)

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