Hai ragione: sono uno
sbadato. Ma la questione
non è smarrirti nel passato.
Il disastro, te lo assicuro,
è che il tuo ricordo
si è perso nel futuro.
Me la vedo adagiata mentre legge
(senz’altro qualche russo, esiliato
o fuorilegge) vestita come tutte le altre
sere: sigaretta light e mutandine nere.
Avrà in mano Majakovskij? o Fuga da Bisanzio?
o poesie della Valduga? Ahi, queste
le danno un languore, un’indolenza…
Quelle mutandine strette? Si può
certo fare senza. L’amica pensa a me,
lontano. Al posto di Iosif Brodskij,
ci vorrebbe la mia mano.
Insomma dai, in quel piccante
frangente, il libro galeotto ha poco senso,
lo vedo scivolare e cadere
lentamente. Tocca alla letteratura
delle dita lente.
A un angolo di strada
il sorcio albanese svicola
e scantona imbacuccato
nella propria antipatia.
Due bottoni per occhietti,
la coda fra le gambe:
la paura è una cicca scroccata
sul fondo della tasca.
ho unito i nei
sulla tua schiena.
C’era la scritta:
“Solo la mia bellezza
eguaglia la tua pena”.