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		<title>Gli scrittori fantasma, un&#8217;antologia</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 07:43:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esce domani Scrittori fantasma, lo pubblica Elliot (pp. 190, € 18,50) ed è curato da Piero Sorrentino e Massimiliano Virgilio. Si tratta di un’antologia in cui sei narratori – Giusi Marchetta, Maurizio Braucci, Giuseppe Montesano, Valeria Parrella, Lorenzo Pavolini e il sottoscritto – si confrontano con altrettanti scrittori-e-libri-fantasma della letteratura. Nell’ordine, Giusi ha scelto D.B. [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=620&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/05/bj5y8h9cmaam1nw.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-621" alt="BJ5Y8h9CMAAm1NW" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/05/bj5y8h9cmaam1nw.jpg?w=225&#038;h=300" width="225" height="300" /></a>Esce domani <i>Scrittori fantasma</i>, lo pubblica Elliot (pp. 190, € 18,50) ed è curato da Piero Sorrentino e Massimiliano Virgilio. Si tratta di un’antologia in cui sei narratori – Giusi Marchetta, Maurizio Braucci, Giuseppe Montesano, Valeria Parrella, Lorenzo Pavolini e il sottoscritto – si confrontano con altrettanti scrittori-e-libri-fantasma della letteratura. Nell’ordine, Giusi ha scelto D.B. Caulfield, fratello di Holden; Maurizio il console di <i>Sotto il vulcano</i>; Giuseppe l’avvocato Costante Fuga, che accetta l’invito di Roberto Bolaño a scrivere una versione italiana della <i>Letteratura nazista in America</i>; Valeria è Hladík di Jorge Luis Borges e Lorenzo il Bartleby di Melville.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, ho capito che era ora di saldare il debito con un totem. Così la scelta è caduta su Philip Roth e sullo scandaloso capolavoro comico scritto da Nathan Zuckerman, ossia <i>Carnovsky</i>, di cui si parla in diversi libri dove protagonista è il principale alter ego dello scrittore di Newark (per quanto nel racconto anche Kepesh e gli altri facciano una comparsata). Ora, confrontarsi con un gigante simile fa tremare i polsi, ma tutta l’operazione aveva una tale sfrontatezza che tanto valeva provarci. Così è nato un omaggio, una parodia, un divertissement, una riflessione sulla poetica rothiana e sulla sua decisione di smettere di scrivere, in forma di ultimo capitolo di un libro fantomatico, tradotto proprio da uno stanco mio omonimo.</p>
<p>Il racconto chiude la raccolta e, come mi hanno fatto notare i curatori, in qualche modo la riapre (ma bisogna arrivare alle ultime righe per capire il motivo). E spero che, nonostante i tanti ammiccamenti all’opera di Roth, sia leggibile in sé, come la storia di un ragazzo alle prese con un certo problema, simbolo di un rapporto ambiguo con la scrittura.</p>
<p>Altre due cose.</p>
<p>Una sulle coincidenze. Per ritrovare quella musica, ho letto un libro di Philip Roth che avevo sempre mollato – <i>La mia vita di uomo</i> – e ci ho ritrovato una scena che avevo già cominciato a scrivere. Quasi identica. Non solo. Prima di cominciare ho evitato di rileggere il <i>Lamento di Portnoy</i>, per non lasciarmi influenzare (Carnovsky sta a Portnoy come Zuckerman sta a Roth), ma quando l’ho riaperto, una volta consegnato il racconto, ho scoperto che avevamo citato la stessa poesia di W.B. Yeats, <i>Leda e il cigno</i>. Piccole fatalità o, mi piace pensare, affinità elettive. O forse criptoplagi della mia mente, chi lo sa.</p>
<p>Un’altra sulla metanarrativa. Come dicono gli scrittori enfatici: con questo racconto chiudo una fase. Tempo fa, dopo un periodo di relativa crisi, ho cominciato a riflettere sulla scrittura, forse per chiarire a me stesso il senso di quello che facevo (anzi: che, per un motivo o per l’altro, non riuscivo a fare). Da questo è scaturito <a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=947"><i>L’unico scrittore buono è quello morto</i></a>, pubblicato da e/o l’anno scorso, uno zibaldone di racconti semiseri intorno a questo mestiere e al lavoro editoriale, ma anche un rito apotropaico, uno sfregio, una presa in giro (in primis, di me stesso), o una bella sudata nella quale smaltire tutte le tossine accumulate negli anni. (Forse, allo scrittore morto non poteva non subentrare lo scrittore fantasma.)</p>
<p>Ora, io non credo che la metanarrativa, per usare un gioco di parole, sia una narrativa a metà. Non sarò certo io a buttare a mare <i>Se una notte d’inverno un viaggiatore </i>di Italo Calvino, <i>Even Cowgirls Get The Blues</i> di Tom Robbins o <i>Gli inquilini</i> di Bernard Malamud (per non parlare di <i>Storia di nessuno</i>, di <i>8 e ½</i> o degli autoritratti di Rembrandt). Lungi da me paragonarmi a questi giganti, blablabla, dico solo che questo è un tema come un altro, che se lo spazio della narrazione è sconfinato – e lo è – allora può benissimo comprendere i narratori stessi, e che a me interessa prima ancora come lettore che come scrittore. Nell’introduzione al volume i due curatori lo dicono con parole molto più eloquenti.</p>
<p>Detto questo, c’è un punto oltre il quale è difficile spingersi e l’offerta di Paolo e Massimiliano mi ha dato l’opportunità ectoplasmatica per chiudere un discorso. Il mio prossimo libro – se Vonnegut lo vuole – parlerà d’altro.</p>
<p>Intanto, accattatevi <i>Scrittori fantasma</i>. Ci sono dentro delle belle cose.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/620/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/620/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=620&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Don&#8217;t Shoot the Translator</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 18:13:56 +0000</pubDate>
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<p><em>(Questo articolo è uscito sul Corriere della Sera qualche mese fa.)</em></p>
<p>Nel Settecento un predicatore londinese terrorizzava i fedeli dal pulpito con queste parole: “Non dovete mai dimenticare che questo libro…” e a quel punto sollevava la Bibbia di re Giacomo, “non è la Bibbia, ma una traduzione della Bibbia”. Parole sante, è il caso di dirlo. Anche se il pistolotto deve avere illuminato troppi cuori. Ormai è una litania, un tormentone. “Com’è il romanzo?&#8221; sonda l’incauto. “Così, così”, sermoneggia l’interlocutore, “sarà colpa della traduzione”.</p>
<p>Può essere un critico, un blogger o una brava persona, non importa: il malanimo verso un libro — magari mediocre o, peggio, grandiosamente complesso — si concentrerà sull’operato dell’oscuro mestierante. La sentenza è equiparabile a luoghi comuni come “non esistono più le mezze stagioni” o “tutti i politici rubano”. O ancora, arcanamente connesso al discorso, “i traduttori sono sottopagati”. E allora, verrebbe voglia di chiosare, parafrasando il detto da balera, pardon saloon: “Don’t shoot the translator”. Anche perché generazioni di intellettuali si sono formati su versioni raffazzonate di classici moderni, variazioni di capolavori poetici, avventurose trasposizioni di saggi.</p>
<p>In libreria aleggiano ancora lo Shakespeare di seppia curato da Montale, i grandi americani con i paragrafi pressoché riassunti da Elio Vittorini e i memorabili svarioni perpetrati ai danni di “Furore” di John Steinbeck, a partire dal fatto che — anche per la censura fascista — in italiano la tirata sul fantasma di Tom Joad (che ha ispirato prima una canzone di Woody Guthrie e poi una di Bruce Springsteen) è puf svanita. Non solo, a nessuno è mai passato per la testa che Norman Mailer intendesse il titolo del suo capolavoro “The Naked and The Dead”, ebbene sì, al plurale. E infine da anni la povera impiegata di T.S. Eliot torna a casa sulle pagine della “Waste Land” e stende alla finestra le sue “combinazioni” (“combinations”, in originale, che nelle innumerevoli traduzioni nessuno ha avuto il coraggio di restituire, almeno una volta, con “sottoveste”). Per carità, niente accanimento: si trattava in gran parte di traduzioni pionieristiche, storicizzabili, idiosincratiche (eppure quanti genocidi linguistici sono stati compiuti in nome delle trasposizioni “d’autore”!). Ma se la forza dell’Ottocento russo è sopravvissuta alle rese dal francese, in un’epoca viceversa di eccellenti traduzioni potrà la nostra serenità restare tale davanti a una svista, a un intoppo, a una zeppa?</p>
<p>E invece capita di ricevere telefonate notturne dall’amico prostrato: “A pag. 322, nella scena della serra, ho confuso urtica dioica con urtica urens, gli anobiiani non me lo perdoneranno mai”. Intendiamoci, è bene tendere alla perfezione, ma accantoniamo le isterie. Si racconta che perfino il bue e l’asinello nascano da un apocrifo. Maria depone il bambino nella mangiatoia e la profezia di Abacuc si adempisce: “Ti farai conoscere in mezzo a due animali”. Il testo greco della Bibbia, che recitava “in mezzo a due età (“zoòn”), aveva mandato in confusione il traduttore latino, il quale lo prese per zòon (“animali”). Se ci siamo abituati ad avere nel presepe una fantasmatica accoppiata animale imputabile a uno strafalcione, riusciremo ad avere misericordia per il fidus interpres alle prese con un giallo?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/615/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/615/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=615&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Scrivila come ti pare &#8211; IL</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 09:57:10 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/04/good-writing-tips.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-613" alt="good-writing-tips" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/04/good-writing-tips.jpg?w=300&#038;h=198" width="300" height="198" /></a>«Non generalizzare mai». Era uno dei 36 consigli di scrittura – paradossali, ovviamente – che Umberto Eco tracciava in una bustina di Minerva e che ora, altrettanto ovviamente, in Rete vengono presi sul serio (si parla di &#8220;sferzate&#8221; agli autori). Se le scuole di scrittura creativa in questi anni si sono moltiplicate, il web non può non riflettere questa sete di formule magiche e trabocca di suggerimenti su come scrivere quella maledetta idea che abbiamo in testa. No, aspetta: non l&#8217;idea, la trama. Ma quale trama! Il plot è borghese! Insomma, su come accedere se non all&#8217;editoria, perlomeno al Nobel.</p>
<p>(<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04-09/manuale-contro-manuali-scrittura-151944.shtml?uuid=AbQ9xclH">Continua sul sito del Sole24Ore</a>.)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/612/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/612/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=612&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le stanze degli scrittori</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 11:57:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/04/foto-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-609" alt="foto-3" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/04/foto-3.jpg?w=300&#038;h=225" width="300" height="225" /></a>Quelli di <a href="http://www.archiviocaltari.it">Archivio Caltari</a> mi hanno chiesto di buttare giù due righe sul posto dove scrivo.</em></p>
<p>La scrivania è stata acquistata almeno dieci anni fa presso una grossa multinazionale svedese dell’arredamento. Ci ho scritto tre libri: due sono stati pubblicati e l’altro no. Il destino di quest’ultimo Coso è uno dei miei crucci: essendo stato rifiutato da tutti gli editori (non l’ho proposto a quelli a pagamento, perché se avessero detto no anche loro non so come l’avrei presa), per qualche misteriosa ragione ho cominciato a dubitarne e quindi a modificarlo. Il Coso ha cambiato forma, si è espanso in direzioni inaspettate, a volte non mi rendo nemmeno conto di lavorare a <i>quel</i> libro. È la Torah di se stesso, la chiosa della chiosa.<br />
Comunque dietro la scrivania c’è il letto. Intorno al computer, si notano:</p>
<p>(Continua a leggere sul <a href="http://www.archiviocaltari.it/2013/04/08/le-stanze-degli-scrittori-marco-rossari/">sito</a>.)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/608/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/608/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=608&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Virginia e Anna. Di armonia risuona e di follia</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2013 14:01:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Questo articolo è uscito sulle pagine del Corriere della Sera qualche settimana fa.) “In primo luogo, è pacifico che tutte le passioni rientrino nella sfera della follia.” È stato con queste parole di Erasmo da Rotterdam in testa, probabilmente, che qualche tempo fa un insegnante austriaco, in quel di Innsbruck, ha deciso di tenere lezioni [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=603&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/03/virginia_woolf.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-604" alt="Virginia_Woolf" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/03/virginia_woolf.jpg?w=300&#038;h=201" width="300" height="201" /></a></p>
<p><em>(Questo articolo è uscito sulle pagine del Corriere della Sera qualche settimana fa.)</em></p>
<p>“In primo luogo, è pacifico che tutte le passioni rientrino nella sfera della follia.” È stato con queste parole di Erasmo da Rotterdam in testa, probabilmente, che qualche tempo fa un insegnante austriaco, in quel di Innsbruck, ha deciso di tenere lezioni regolari su un tema tanto delicato agli studenti delle scuole secondarie. L’obiettivo era avvicinarli a un discorso risospinto di continuo ai margini non tanto degli istituti scolastici, quanto della società e della vita civile stesse. Ed è senz’altro sulla falsariga di questo esempio che Eugenio Borgna – psichiatra vincitore del Premio Bagutta nel 2005 con <i>L’attesa e la speranza</i> – ha tenuto un seminario in un liceo di Novara per riprendere il filo di quel ragionamento intorno alle zone grigie tra malattia e creatività, tra norma e follia. Anche per ribadire che la nostra vita, stando al verso di Georg Trakl che regala il titolo al <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5100568">libro</a> (“Campi del sapere” Feltrinelli, pp. 210, € 18) tratto da quelle lezioni, risuona di armonia e di follia, oscillando a volte impercettibilmente tra questi due poli.</p>
<p>Ma forse i presupposti risalgono a un momento ancora precedente.</p>
<p>“Vedo come danzano le stelle d’oro, / ancora è notte, ancora è il caos come mai ancora.” Sono due versi scritti da Ellen West. Non è una poetessa molto famosa. Anzi, a dirla tutta non è proprio una poetessa. Si trattava di una paziente di Ludwig Binswanger, massimo esponente della psichiatria fenomenologica (una branca che, per semplificare, interpreta la malattia mentale come uno dei modi possibili di porsi dell’essere umano). Il celebre psichiatra riportò i conati poetici di questa giovane donna in un saggio sulla sua degenza in clinica psichiatrica, per alcune turbe legate all’anoressia, e sulla successiva dimissione, culminata in un tragico suicidio. In quel dialogo tra psicosi e poesia, Binswanger si sforzava di rinvenire ed evidenziare il confine evanescente in cui l’una trapassasse nell’altra e viceversa.</p>
<p>Partendo da questo illustre presupposto, Eugenio Borgna ha continuato a esplorare nella propria opera la “sorella sfortunata della poesia”, e cioè il territorio della malattia mentale, in un modo nuovo. Non l’ha fatto da un punto di vista clinico, ma appunto fenomenologico, per cercare nel buio della mente una testimonianza sui tanti orizzonti e sulle innumerevoli gradazioni presenti nel dolore, nella malinconia e nella colpa, tanto negli artisti quanto nell’uomo comune. Qual è la realtà della follia? Qual è la sua immagine? E le opere del pensiero, come già suggeriva Franco Basaglia, non possono aiutare a decifrare le spirali, tuttora misteriose, della schizofrenia, della depressione e della psicosi?</p>
<p>Da qui parte un lungo percorso che si snoda attraverso le malinconie presaghe della poetessa suicida Antonia Pozzi (“Quando dal mio buio traboccherai / di schianto / in una cascata / di sangue – / navigherò con una rossa vela / per orridi silenzi / ai crateri / della luce promessa”), l’abissale misticismo di Teresa di Lisieux (“O Gesù! (…) Lasciami dirti che il tuo amore arriva fino alla follia…”), la malinconia creatrice di Søren Kierkegaard e lo straziante carteggio tra i poeti Nelly Sachs e Paul Celan, in un tentativo, davvero disperato, di chiedere aiuto a poesia e filosofia per decifrare i fenomeni della vita psichica.</p>
<p>È possibile intravedere nei deliri di Septimus l’ombra della fine che avrebbe fatto l’autrice della <i>Signora Dalloway</i>? Possiamo intuire qualcosa del peso che sovrasta l’anima del depresso in un quadro di Arnold Böcklin? Borgna procede come un Pollicino impavido, ogni volta smarrito in un bosco terrificante, e raccoglie uno dopo l’altro le tracce tormentate di chi è passato di lì, disseminando la propria opera di segnali e richieste d’aiuto, citazioni e squarci tragici. Quindi raffronta questi estratti con gli sfoghi espliciti, quasi urlati, dei suoi pazienti (Claudia, Elena, Raffaele: persone comuni), affetti dalle stesse malattie, con il risultato di farci leggere l’alienazione con gli occhi dell’arte e la poesia con gli occhi della malattia.</p>
<p>“Dilatare l’area della normalità nella follia e della follia nella normalità”, ci dice Borgna, deve essere la prassi di qualsiasi psichiatra, per capire che in ogni esperienza psicotica vivono zone di non-follia e, per usare due parole care a Simone Weil, che in ogni ombra c’è un po’ di grazia. Così le parole furibonde di Friedrich Nietzsche possono riecheggiare in quelle di un uomo precipitato nell’abisso della depressione, nel tentativo di riallacciare un dialogo necessario tra medico e paziente, tra vita e non-vita, in cui davvero, per rubare le parole usate da Cristina Campo in riferimento a Virginia Woolf, ogni artista, e prima ancora ogni essere umano, sembra solo nella propria esistenza come il ragno “unicamente sostenuto e insieme prigioniero del tessuto che ordisce (…) questa trama senza sosta riprodotta dalla creatura che vi corre sopra, attenta alla minima smagliatura, allo strappo più lieve: perché realmente la trama è seduta sopra un abisso, realmente un piede in fallo può significare la fine”.</p>
<p>Ecco che allora le affinità potranno emergere tra le esperienze più disparate e disperate, in un continuo e lacerante gioco di echi, dove l’obiettivo è sempre quello di riaffermare la dignità negletta dell’infermo. Se dal 1978, anno della legge Basaglia che chiuse i manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, il malato non è più condannato alla reclusione, ciononostante continua a venire discriminato, come una colpa o un presagio infausto, nella vita quotidiana delle famiglie e della società civile. Non solo, emarginato nell’idea generale che abbiamo di lui. Incompreso e impenetrabile, il paziente finisce in un vuoto che non ha eguali. E forse accostare la voce di un classico a quella di uno sconosciuto qualsiasi può aiutare a capire.</p>
<p>Lo dimostrano questi due brani.</p>
<p>“Perché mai è così tragica la vita; così simile a una striscia di marciapiede che costeggia un abisso. Guardo giù; ho le vertigini; mi chiedo come farò ad arrivare alla fine. Ma perché mi sento così: ora che lo dico non lo sento più. Il fuoco arde; stiamo andando a sentire l’<i>Opera del mendicante</i>. Eppure è intorno a me; non riesco a chiudere gli occhi. È una sensazione di impotenza; di non fare nessun effetto.”</p>
<p>E poi: “Non voglio guarire, sì voglio guarire, ma non guarisco. (…) È una disperazione, è un caos. Mi faccia morire. Faccio diventare matti tutti. Non mi faccia più soffrire, sia bravo. Vorrei fare una cosa, e poi riprendere quella sofferenza. Mi faccia dormire, tanti giorni.”</p>
<p>Il primo è tratto dai diari di Virginia Woolf. Il secondo dalle sedute di una paziente anonima. Nel libro prende il nome semplice e bello di Anna.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/603/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/603/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=603&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Non sono Percival Everett</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 14:34:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esce in questi giorni per Nutrimenti un nuovo libro di Percival Everett, si intitola Sospetto e appartiene alla vena più classica e lineare di questo straordinario scrittore (il quale, nel frattempo, come il vulcano di cui parla Giorgio Vasta in questa recensione uscita su &#8220;Repubblica&#8221;, ne ha già partorito un altro). Sono felice che questa nuova traduzione sia firmata, oltre [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=597&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/03/unknown.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-598" alt="Unknown" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/03/unknown.jpeg?w=580"   /></a>Esce in questi giorni per Nutrimenti un nuovo libro di Percival Everett, si intitola <a href="http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=263"><em>Sospetto</em></a> e appartiene alla vena più classica e lineare di questo straordinario scrittore (il quale, nel frattempo, come il vulcano di cui parla Giorgio Vasta in <a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/identita-tornado/">questa</a> recensione uscita su &#8220;Repubblica&#8221;, ne ha già partorito un <a href="http://www.pastemagazine.com/articles/2013/02/percival-everett-by-virgil-russell-by-percival-eve.html">altro</a>). Sono felice che questa nuova traduzione sia firmata, oltre che da Federica Bonfanti, da un amico scrittore come <a href="http://paolocognetti.blogspot.it/">Paolo Cognetti</a>.</p>
<p>Ho tradotto sei libri di Percival Everett (i miei preferiti restano <em>Glifo</em> e <em>Ferito</em>, più <em>Il paese di Dio</em>, che tanto ha in comune con <em>Django Unchained</em>) e credo di non essermi mai trovato così in sintonia con un autore. Mi piace la sua imprevedibilità, il suo umorismo paradossale, la sua ironia sorniona, la profonda umanità dei suoi personaggi, la prosa sempre in bilico tra una pulsione sperimentale e una più classica. Spero che questo libro abbia la fortuna che merita.</p>
<p><a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/qualche-appunto-su-percival-everett/">Qui</a> si trova un mio vecchio pezzo intorno alla sua opera pubblicato da &#8220;Minima et Moralia&#8221;. E <a href="http://www.lanotadeltraduttore.it/glifo.htm">qui</a> qualche appunto sulla traduzione di <em>Glifo</em> uscito per &#8220;La nota del traduttore&#8221;. Per tutto il lavoro su questo autore devo anche ringraziare Leonardo G. Luccone, che all&#8217;epoca dirigeva la collana &#8220;Greenwich&#8221; di Nutrimenti. Mi fermo qua, anche in omaggio a uno scrittore che &#8211; sublime paradosso, considerata la sua prolificità &#8211; in pubblico ha fatto della laconicità un marchio inconfondibile. Non posso dimenticare l&#8217;eterna domanda che un professorone di letteratura americana gli fece durante una presentazione, alla quale dopo un momento di riflessione Percival rispose con un lapidario: &#8220;I&#8217;m just a cowboy&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/597/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/597/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=597&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Et in Arcadia ego &#8211; IL, Sole24Ore</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 08:48:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(IL mi ha chiesto di raccontare la drammatica esperienza di uno scrittore in palestra. Adesso l&#8217;articolo è online.) Quinta elementare, torneo di calcio, semifinale: gironzolavo nell&#8217;area piccola degli avversari quando un pallone dalla traiettoria sghemba era precipitato dal cielo. Mentre capitombolavo a terra, sopraffatto dalla mischia, avevo visto con la coda dell&#8217;occhio la sfera rotolare [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=586&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/02/zander1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-588" alt="zander1" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/02/zander1.jpeg?w=300&#038;h=217" width="300" height="217" /></a></p>
<p><em>(IL mi ha chiesto di raccontare la drammatica esperienza di uno scrittore in palestra. Adesso l&#8217;articolo è online.)</em></p>
<p>Quinta elementare, torneo di calcio, semifinale: gironzolavo nell&#8217;area piccola degli avversari quando un pallone dalla traiettoria sghemba era precipitato dal cielo. Mentre capitombolavo a terra, sopraffatto dalla mischia, avevo visto con la coda dell&#8217;occhio la sfera rotolare in porta e m&#8217;ero guardato intorno in cerca del compagno da abbracciare. Invece, notato lo scalmanato amplesso dei fratelli, mi ero dovuto arrendere all&#8217;evidenza: avevo segnato io. Con buona pace di Osvaldo Soriano, era stato l&#8217;alfa e l&#8217;omega della mia carriera calcistica.</p>
<p><em>(Continua a leggere sul <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-02-14/palestra-152710.shtml?uuid=AblwUQUH">sito</a> del Sole24Ore.)</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/586/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=586&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La ragazza dei cocktail</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 16:51:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È uscita per Isbn edizioni una traduzione a cui tengo molto: il libro inedito di un maestro del noir, James M. Cain, rinvenuto e pubblicato a più di trent&#8217;anni dalla morte. La ragazza dei cocktail (in originale The Cocktail Waitress, cura e postfazione di Charles Ardai) è un romanzo perfetto che non ha davvero nulla da invidiare [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=581&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/02/ragazza-dei-c_800x600.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-582" alt="ragazza-dei-c_800x600" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/02/ragazza-dei-c_800x600.jpg?w=196&#038;h=300" width="196" height="300" /></a>È uscita per Isbn edizioni una traduzione a cui tengo molto: il libro inedito di un maestro del noir, James M. Cain, rinvenuto e pubblicato a più di trent&#8217;anni dalla morte.</p>
<p><em>La ragazza dei cocktail</em> (in originale <em>The Cocktail Waitress, </em>cura e postfazione di Charles Ardai) è un romanzo perfetto che non ha davvero nulla da invidiare a classici come <em>La morte paga doppio</em> o <em>Il postino suona sempre due volte</em> e non per nulla è stato definito da Stephen King &#8220;l&#8217;evento letterario dell&#8217;anno&#8221;.</p>
<p><a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/la-ragazza-dei-cocktail/">Qui</a> la pagina sul sito dell&#8217;editore, con incontri e recensioni (a Milano verrà presentato il 7 marzo in <a href="http://www.santeriamilano.it/before/">Santeria</a>, da me e Luca Crovi).</p>
<p><a href="http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/features/the-discovery-of-james-m-cains-lost-novel-the-cocktail-waitress-8181840.html">Qui</a> la postfazione di Ardai in inglese.</p>
<p><a href="http://www.theparisreview.org/interviews/3474/the-art-of-fiction-no-69-james-m-cain">Qui</a> una lunga, splendida intervista a Cain pubblicata sulla Paris Review.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/581/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=581&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La stanza di Rodinsky</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2013 12:09:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Qualche tempo fa è uscito un libro straordinario per l&#8217;editore Nutrimenti, in una meritoria e coraggiosa collana diretta da Filippo Tuena, &#8220;Tusitala&#8221;. Prima di tradurlo, avevo scritto qualche riga, che pubblico ora qui di seguito. Qui si trova anche una splendida recensione di Michele Lupo e qui un bel pezzo del Guardian.) L’antefatto di questo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=574&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/02/rr.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-575" alt="rr" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/02/rr.jpg?w=300&#038;h=214" width="300" height="214" /></a><em>(Qualche tempo fa è uscito un libro straordinario per l&#8217;editore Nutrimenti, in una meritoria e coraggiosa collana diretta da Filippo Tuena, &#8220;Tusitala&#8221;. Prima di tradurlo, avevo scritto qualche riga, che pubblico ora qui di seguito. <a href="http://www.nutrimenti.net/public/TU006_012.pdf">Qui</a> si trova anche una splendida recensione di Michele Lupo e <a href="http://www.guardian.co.uk/books/1999/may/22/books.guardianreview9">qui</a> un bel pezzo del Guardian.)</em></p>
<p>L’antefatto di questo libro (Rachel Lichtenstein e Iain Sinclair, <a href="http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=219"><em>La stanza di Rodinsky</em></a>, Nutrimenti 2011, pp. 432, € 19,50) è un vero e proprio giallo. Alla fine degli anni ’60, uno strampalato studioso della Cabala, che conduceva una vita da recluso sepolto sotto una montagna di simboli e codici e viveva nel sottotetto di una sinagoga nel cuore del quartiere ebraico di Londra (per l&#8217;esattezza in Princelet Street), sparì nel nulla. Vent’anni dopo la sua camera venne riaperta e trovata intatta, nello stesso identico modo in cui l’aveva lasciata il giorno in cui aveva deciso di svanire. Tutto quanto, calzature e giornali e suppellettili, si trovava nella medesima posizione in cui lui l’aveva abbandonata, sebbene coperto da un dito di polvere.</p>
<p>Il tentativo disperato di questo libro è rimuovere quello strato di polvere.</p>
<p>Artefice ne è la giovane artista Rachel che, in cerca di notizie sui propri antenati e sul quartiere, si imbatte in questo mistero: che fine ha fatto David Rodinsky e perché è scomparso? Quali misteri nasconde la camera abbandonata? Da qui parte una vera e propria <i>quest</i>, un’indagine che sarebbe piaciuta a Edgar Allan Poe, tanto irrazionale quanto avvincente, che la porta da un angolo all’altro di Londra e dell’Europa, da un momento all’altro della storia, di personaggio in persona, per ricostruire la vita di un personaggio eccentrico che sente profondamente affine.</p>
<p>Non solo. Questa ossessione trova un controcanto nei brani di Iain Sinclair, scrittore affermato che viene coinvolto nel progetto suo malgrado e funge quasi da narratore esterno, commentatore ironico, chiosatore coinvolto e allo stesso tempo distaccato. I due scrittori, con le loro differenze (alla prosa semplice e efficace della Lichtenstein si contrappone quella lirica e densa di Sinclair in una felice alternanza di stili), diventano personaggi delle rispettive pagine, in un gioco di scatole cinesi o di specchi, che avvolge in modo estremamente coinvolgente il lettore. Alla ordinata catalogatrice delle ultime scoperte si contrappone l&#8217;esploratore di Londra, lo scrittore più arduo, fanatico delle stratificazioni geografiche e letterarie, per creare uno straordinario duetto.</p>
<p>Che cos’è dunque questo libro? È un romanzo con tanti romanzi all’interno, è una detective story (con tanto di agnizioni improvvise), è un saggio di psicogeografia, è un libro di storia della cultura ebraica londinese e non solo, è un appassionante saggio sulla cabala e il misterismo, è un libro-collage denso di splendide illustrazioni (la foto della camera in questione è indimenticabile), è una fiaba dostoevskijana, è una novella yiddish, è un esperimento di auto e nonfiction in cui due scrittori si rimbalzano la palla con risultati sorprendenti. È insomma un <em>librido</em> inclassificabile, proprio per questo tanto più prezioso.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/574/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/574/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=574&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Hannibal Lector, intellettuale</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 06:37:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/01/eating-books1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-571" alt="eating-books1" src="http://marcorossari.files.wordpress.com/2013/01/eating-books1.jpg?w=193&#038;h=210" width="193" height="210" /></a></p>
<p><em>(È online l&#8217;articolo uscito su Rivista Studio di novembre-dicembre.)</em></p>
<p>Qualche tempo fa, sull’isolotto di Patmos, San Giovanni ebbe la visione di un angelo che gli porgeva un libro con un perentorio: “Prendilo e mangialo”. Il mistico non lo sapeva ma era il primo di una lunga serie di creature bulimiche, sottospecie di Hannibal Lector, che triturano celluloide al soldo degli editori per sfornare un parere scritto, detto appunto “lettura”. Come per un gigantesco contrappasso volto a riscattare l’ipotetica pigrizia intellettuale del Paese o nel tentativo impossibile di controbilanciare i dati Istat sui libri, questi lemuri vengono bombardati di manoscritti editi e inediti in lingua originale, con un rito abbietto che si ripete uguale dall’iniziazione in poi: ti piomba uno scartafaccio in casa e, nel giro di un amen, devi spedire una scheda nella quale è auspicabile che tu sia riuscito a: 1) riassumere la trama; 2) collocare il libro nel catalogo dell’editore; 3) collocarlo nel panorama editoriale nostrano; 4) collocarlo nella storia della letteratura; 5) leggerlo (<i>facoltativo</i>).</p>
<p><em>Continua a leggere sul sito di <a href="http://www.rivistastudio.com/editoriali/libri/leggere-per-lavoro/">Rivista Studio</a>.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcorossari.wordpress.com/570/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcorossari.wordpress.com/570/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcorossari.com&#038;blog=30358717&#038;post=570&#038;subd=marcorossari&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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